IL MESSALE? Non è del prete ma è scuola per la comunità

da Avvenire 8 settembre 2020 di Giacomo Gambassi

Il teologo don Asti: «Aiutiamo la gente a conoscere la bellezza semplice del nuovo libro liturgico. Non c’è bisogno di stravolgere i riti. Le nuove formule? Così la vita è portata sull’altare»

Non un libro solo «nelle mani del sacerdote» ma uno «strumento per la crescita di tutta la comunità». Il nuovo Messale Romano in italiano arriverà nelle parrocchie entro la fine di settembre e per certi versi sarà una «rivoluzione liturgica che è di per se stessa gentile», spiega don Francesco Asti, decano della sezione “San Tommaso d’Aquino” a Napoli della Pontificia Facoltà teologica dell’Italia meridionale. Parroco del Santissimo Redentore nel cuore del capoluogo campano, è uno degli autori del libro In attesa del “nuovo” Messale (Elledici; pagine 152; euro 9,90), curato con Salvatore Esposito, Carmine Matarazzo, Carmine Autorino e frutto degli incontri promossi nell’arcidiocesi di Napoli per presentare le novità del libro liturgico. Un testo che, secondo la definizione più corretta, è la terza edizione in italiano del Messale di Paolo VI, figlio del Concilio e della sua riforma liturgica, ed è la traduzione nella nostra lingua della terza edizione tipica latina “varata” dalla Santa Sede nel 2002 che contiene non pochi cambiamenti. Ci sono voluti quasi diciotto anni di impegno da parte della Cei per arrivare alla “trasposizione” italiana, la cui stesura finale è stata approvata dall’Assemblea generale dei vescovi nel novembre 2018. La prima copia del nuovo volume è stata donata a papa Francesco il 28 agosto da parte del cardinale presidente Gualtiero Bassetti e di una delegazione della Cei. «Adesso la sfida è quella della formazione al nuovo Messale. Formazione che è fondamentale nella vita di una diocesi e di una parrocchia», afferma il sacerdote docente di teologia.

Don Asti, come prepararsi ad accogliere il Messale “numero 3”?

La terza edizione in italiano del Messale Romano di san Paolo VI è un’opportunità unica per aiutare il popolo di Dio a entrare sempre più nel mistero d’amore della Trinità. La forma mentis da acquisire è quella di accostarsi a questo libro come risorsa per la vita spirituale e missionaria della comunità cristiana. Il volume liturgico presenta la ricca tradizione della Chiesa che prega e fa pregare. È insieme preghiera e modello di preghiera. Come sarebbe proficuo spiritualmente se il nuovo Messale diventasse per le sue collette, per le sue anafore fonte di ispirazione per gli incontri di preghiera in comunità. Altrettanto interessante sarebbe che le diverse parti fossero spiegate e meditate dal popolo di Dio, perché in esso e per esso la liturgia ha senso e significato. A Napoli, ad esempio, è stato lanciato un progetto, sostenuto dal cardinale arcivescovo Crescenzio Sepe che firma la prefazione al nostro volume, che intende portare nelle zone della città la riflessione teologico-spirituale perché la gente possa conoscere e arricchirsi delle novità presenti nel Messale.

Che cosa attenderci dal volume rinnovato? Ci si sofferma solo sui ritocchi del Padre nostro.

Se pensiamo al Messale come a una semplice partitura da eseguire, non comprenderemo la ricchezza che in esso splende. Prendendo a prestito le parole di papa Francesco, «la liturgia è vita e non un’idea da capire». È vita, per cui il fondo del problema resta la partecipazione attiva delle persone. Serve l’impegno di ogni membro della comunità cristiana a riportare la liturgia al centro della formazione cristiana. Non bastano un centro liturgico o i collaboratori parrocchiali che si dedicano alla liturgia con passione e impegno. Occorre aiutare tutti ad assaporare la bellezza semplice dell’azione liturgica.

Che cosa cambierà?

I nuovi formulari che riguardano le orazioni per le varie necessità e le collette per le ferie del Tempo ordinario sono un esempio di come la vita di ogni giorno è portata sull’altare perché sia trasformata dall’amore di Dio e perché in quegli eventi quotidiani brilli sempre la sua presenza provvidenziale. Si celebra la vita, quale incontro tra il Dio della salvezza e ciascun credente. In quest’ottica va letta la principale modifica al Padre Nostro: da “non ci indurre in tentazione” a “non abbandonarci alla tentazione”. Infatti il Padre non ci lascia soli nell’affrontare le avversità, ma ci dona la grazia apportatrice di salvezza, ci offre mezzi per resistere nel momento del pericolo.

Quanto il linguaggio non verbale è parte del Messale?

La celebrazione non è fatta solo di parole, ma di gesti che armoniosamente riconducono all’incontro tra Dio e la creatura. Il linguaggio non verbale non è un qualcosa di secondario nella celebrazione e la fruttuosa partecipazione implica un coinvolgimento di tutti i sensi. Attraverso i gesti liturgici entriamo nella sfera affettiva del singolo credente. La proclamazione della Parola, il canto, il silenzio, le vesti e la suppellettile rimandano all’abbraccio con il Signore. Quando non vi è una comprensione armoniosa di gesti e parole, le celebrazioni scadono nel minimalismo liturgico o nell’eccesso di rubricismo. Dovremmo interrogarci sulla qualità delle nostre celebrazioni e non tanto sui numeri dei partecipanti. Dovremmo fare un esame di coscienza su come il sacerdote aiuti il popolo a partecipare. Dovremmo chiederci se i gesti liturgici sono semplici o complicati o troppo fantasiosi per cui distraiamo i fedeli dal percepire l’unione con Cristo. Non c’è bisogno di stravolgere i riti per giungere al cuore del popolo. La via della semplicità è sempre quella vincente anche al tempo del Covid o nell’era del digitale.

Come il Messale è scuola per la comunità?

L’Eucaristia è una vera e propria scuola di vita e come tale ha un metodo, un programma e dei partecipanti. Questi ultimi sono la nostra gente, quella che frequenta la parrocchia, i movimenti, le comunità dei consacrati. Sono i giovani che vivono la maggior parte del tempo sui social; sono i piccoli e gli adolescenti che partecipano al catechismo; sono gli anziani che trovano nella parrocchia un luogo familiare. Tutti devono interiorizzare la Parola ed essere aiutati a comprendere le azioni liturgiche. Pensiamo alla gestualità liturgica che non è sempre compresa dalla maggioranza delle persone. Pensiamo alle omelie che spesso sono poco aderenti al Vangelo e alla realtà in cui viviamo. Il Messale diventa il libro per la formazione del popolo di Dio, perché ha un metodo: partecipazione, interiorizzazione e testimonianza.

Come la pietà popolare si lega al Messale?

La nostra gente conserva ancora l’integrità del Vangelo. E custodisce il senso profondo della vita di fede, anche quando vi sono forze che vorrebbero danneggiare la fede dei più semplici. Cito la pesante mano della malavita sulle processioni religiose. È proprio dall’interazione della pietà popolare con la ricchezza del Messale che si può superare il divario sorto tra la liturgia e la pietà popolare.

Il nuovo Messale arriva dopo la sospensione delle celebrazioni pubbliche a causa della pandemia.

Durante il blocco totale per il coronavirus, abbiamo sperimentato che la liturgia forma a fare Chiesa. Lo abbiamo notato quando, celebrando in streaming, abbiamo avvertito la mancanza epidermica del popolo di Dio. Video o audio non possono trasmettere l’emozione di stare insieme a pregare per essere in Cristo. Alla scuola del Messale impariamo la comunione e l’essere comunità in cammino.

Quattro cambiamenti nel nuovo Messale

Le prime copie del nuovo Messale Romano in italiano voluto dalla Cei arriveranno nelle parrocchie della Penisola dalla seconda metà di settembre. Il rinnovato libro liturgico per celebrare la Messa potrà essere usato fin da subito ma diventerà obbligatorio dal giorno di Pasqua, ossia dal 4 aprile 2021. Ecco quattro esempio di che cosa cambierà:

  1. Nella preghiera del Padre Nostro non diremo più «e non ci indurre in tentazione», ma «non abbandonarci alla tentazione».
  2. Inoltre, sempre nella stessa preghiera del Padre Nostro, è previsto l’inserimento di un «anche» («come anche noi li rimettiamo»).
  3. Altra modifica riguarda il Gloria dove il classico «pace in terra agli uomini di buona volontà» è sostituito con il nuovo «pace in terra agli uomini, amati dal Signore».
  4. Nella Preghiera eucaristica II entra la «rugiada» dello Spirito che prende il posto dell’«effusione» dello Spirito. Così il sacerdote dirà: «Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santifica questi doni con la rugiada del tuo Spirito perché diventino per noi il corpo e il sangue di Gesù Cristo nostro Signore». Non più «con l’effusione del tuo Spirito».

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